Essayist, philosopher, cinema and popular music critic. Ph.D. student in Philosophical and Social Sciences (University of Rome “Tor Vergata”) and “Cultore della materia” in Aesthetics (University of Rome “Sapienza”, Department of Philosophy).
Journalistic collaborator for some magazines and webzines, blogger of the Guide of Philosophy for “Guide Supereva”; founder and director of “Ipercritica”, project of arts and social phenomenon criticism.
Author of numerous essays in specialized magazines, he published in 2008 his first book, "Dogville. Della mancata redenzione" - Caravaggio editore (Special award “Essay writing” in Artistic Award “Liberarte 2009”, International Academy “Il Convivio”) and in 2010 "Vita e tensione dell'immagine. Saggio su Warburg, il cinema e l'arte contemporanea" - Edimond (Third place in essays-category in Literary Award “Premio Città di Castello”)
Catching Elephant is a theme by Andy Taylor
Ne abbiamo riso in tanti e continueremo a farlo, come forse è giusto che sia per l’ennesima profezia apocalittica che ha segnato la nostra contemporaneità e ancora più in generale la nostra longeva cultura. Visioni del genere hanno rappresentato per i testi sacri dei principi speculativi essenziali, su cui basare dottrine e dogmi, e soprattutto funzionali a stimolare la volontà di affidarsi a una religione incutendo timore e sconforto per l’avvenire.
Emanuele Severino è uno dei filosofi italiani viventi più celebri nel mondo; nato nel 1929, è stato autore di una filosofia originale e particolarmente complessa, che ha determinato la realizzazione di un numero esorbitante di testi, tradotti in varie lingue e capaci di inaugurare una nuova stagione della storia del pensiero filosofico contemporaneo.
Al Teatro dell’Orologio in scena, per due serate speciali, la trasposizione teatrale dell’immortale opera di Michail Bulgakov Il Maestro e Margherita
“Sei un dio”, oppure “Sei un mito”… si tratta di proposizioni e sentenze che sentiamo sempre più spesso specie tra le nuove generazioni. A ben vedere, attribuire a personaggi della musica o della comunicazione la definizione di leggende o idoli, non è una pratica che riguarda esclusivamente la contemporaneità, ma accompagna la storia della civiltà occidentale (certo, in maniera sempre crescente) fin dall’industrializzazione e dal conseguente avvento della società dei consumi.
All’Auditorium Parco della Musica serata dedicata a Richard Wagner, per attraversare le sue abissali creazioni
Ci sono personalità della storia della cultura mondiale che sono ascrivibili a determinate definizioni solo con estremi sforzi. Si tratta di scrittori e artisti che attraverso la loro opera si sono addentrati nel pensiero filosofico più dei filosofi stessi; la loro opera supera l’abitudinaria dicotomia tra pensiero teoretico-filosofico e immaginazione narrativa, e l’impatto che ha la loro arte sull’immaginario e sulla società perdura anche a distanza di secoli.
Il destino ha voluto che l’ultima opera dell’anno rappresentata al Teatro Don Bosco fosse l’ultima opera composta da Giuseppe Verdi, il Falstaff; un saluto sincero, un arrivederci, nel segno della gaiezza.
Col tempo le mie etichette sono migliorate:
una volta dicevano che ero un ebete drogato,
oggi dicono che sono un mito…
(Vasco Rossi)
Sarebbe un’ovvietà specificare come alla filosofia, da sempre, appartengano anche gli interrogativi di natura religiosa, relativi all’esistenza di Dio e alla fede. Un dibattito antichissimo, fortemente sentito nel medioevo ma già dai padri fondatori della Chiesa, è sempre stato quello tra una concezione filosofica della religione, che intende indagare razionalmente l’ambito del trascendente, e la concezione più direttamente spirituale che distingue nettamente ricerca intellettiva e fede. La teologia si pone proprio in questa morsa, aprendo sempre nuovi interrogativi, come per esempio il suo rapporto con la filosofia della religione, con la scienza delle religioni o persino con l’antropologia.